Già oltre 3mila firme per l'ospedale

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Rassegna stampa - Locale

Martedì 15 Luglio 2014 07:48

Ora la raccolta di adesioni si allarga agli altri comuni dell'area del Rubicone

SAVIGNANO sul RUBICONE - Maxi petizione popolare: 3000 firme già apposte per dire no alla chiusura del punto di primo intervento all' ospedale Santa Colomba di Savignano. Ieri mattina il Centro per i diritti del malato "Natale Bolognesi" era presente per raccogliere le firme della Petizione popolare sia all'ospedale di Savignano, sia a San Mauro Pascoli con due Banchetti posti in mezzo al mercato settimanale.

Il testo della petizione è chiaro e conciso: «Petizione popolare dei residenti nei Comuni di Borghi, Cesenatico, Gambettola, Gatteo, Longiano, Roncofreddo, San Mauro Pascoli, Savignano, Sogliano, per il mantenimento del punto di primo intervento all' interno dell'Ospedale Santa Colomba e per il suo potenziamento in quanto servizio essenziale per la popolazione dell' area del Rubicone».

 

E anche ieri mattina c' era la fila dei cittadini pronti a rimarcare nero su bianco il proprio dissenso alla chiusura di quello che viene ritenuto un servizio essenziale e irrinunciabile, come previsto dal Pal 2011.

Primi firmatari della petizione sono stati i tre sindaci di Savignano, San Mauro Pascoli e Gatteo, che nel corso di una riunione pubblica, svoltasi a Savignano, hanno a loro volta rimarcato la necessità di mantenere il servizio nel presidio savignanese.

A farsi carico di dare più voce possibile alla richiesta è l' attivissimo Centro per i diritti del malato "Natale Bolognesi". Il testo con tutte le migliaia di firme saranno depositate alla AUSL nel prossimo autunno.

«In giornata abbiamo raccolto oltre 400 firme di cittadini, informava ieri il presidente del Centro per i diritti del malato, Luca Menegatti. Con queste abbiamo quindi superato 3000 firme in appena tre settimane». Ma non è finita qui: «Continueremo la raccolta firme per tutto questo mese e poi sospenderemo nel mese di agosto, per riprendere a settembre».

Ma c' è anche un' altra novità: «Finora siamo stati presenti fisicamente, per la raccolta delle firme, nei tre Comuni di Savignano, San Mauro Pascoli, e Gatteo. Dalla prossima settimana ci allargheremo a tutti gli altri Comuni dell' Unione a nove, e chiederemo ufficialmente una location istituzionale per essere ben visibili. Il Comune di Longiano ci ha già offerto collaborazione in tal senso, e analoga richiesta faremo, nei prossimi giorni, agli altri Comuni. La posta in palio è troppo importante per non essere supportata più possibile dal sostegno dei cittadini».
(Giorgio Magnani – Corriere Romagna – Domenica, 17 luglio 2014)


 

Convocazione Assemblea Ordinaria 2014

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Venerdì 21 Marzo 2014 18:38

Gentili Soci,

Nella mia qualità di Presidente pro-tempore dell’«Associazione Centro per i Diritti  del Malato “Natale Bolognesi”», convoco l’Assemblea Ordinaria degli associati, per Lunedì 7 Aprile 2014, in prima convocazione alle ore 18:00 e in seconda convocazione alle ore 21,00 nella nostra Sede, presso la Scuola di Musica, a Savignano Sul Rubicone, in Piazza Giovanni XXIII n. 19, dietro al Municipio, per discutere e deliberare sul seguente O.d.G.:

 

1.      discussione ed approvazione del bilancio consuntivo 2013;

2.      discussione ed approvazione del bilancio preventivo 2014;

3.      varie ed eventuali.

 

Cordiali saluti.

                         Luca Menegatti

 Il Presidente

   

AUSLONA di Romagna: quali sono le novità

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Rassegna stampa - Locale

Sabato 02 Novembre 2013 17:29

Serata savignanese sulla “auslona”: cioè sulla Ausl unica di Romagna, che dal 2014 dovrebbe fondere le quattro Ausl di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. Era la terza serata organizzata dal Comune in tema di sanità romagnola: le due precedenti riguardavano il laboratorio unico di Pievesistina e i cambiamenti organizzativi in corso nell'Ospedale Bufalini di Cesena. Oltre al sindaco di Savignano sul Rubicone, Elena Battistini, erano sul palco Tiziano Alessandrini, consigliere regionale Pd, Monica Donini, consigliere regionale Prc e Presidente della Commissione regionale “Politiche per la salute e politiche sociali”, e Luca Bartolini, consigliere regionale Pdl e Questore nell'Ufficio di Presidenza dell'assemblea regionale. Paolo Lucchi, sindaco di Cesena, partecipava anche in qualità di presidente della Conferenza territoriale socio-sanitaria dei 15 Comuni dei due Distretti del Savio e del Rubicone.

Per quanto riguarda il Centro per i diritti del malato Natale Bolognesi la serata è stata l'ennesima occasione per invocare con forza che la fusione ex lege delle quattro Asul non comporti la scomparsa del distretto sanitario savignanese in conseguenza del suo assorbimento in quello cesenate come già in parte sta avvenendo. In particolare Luca Menegatti, presidente del Bolognesi, ha dichiarato che i distretti del Savio e del Rubicone “devono” essere due e per averne la certezza bisogna che lo si evidenzi “dentro la legge”. Il rischio è che poi i regolamenti attuativi eludano il problema. L'attenzione per i distretti “andrebbe definita a livello di legge, per esempio con un'indicazione precisa riguardo alla dimensione dei distretti”. Nell'interesse dei quali Menegatti auspica un riequilibrio a vantaggio dei comuni minori all'interno dell'Ufficio di presidenza della futura Auslona, prevedendo in esso la partecipazione dei rappresentanti dei Comuni minori, oltre a quelli dei Comuni capoluogo. Infine il presidente del Bolognesi ha richiamato l'attenzione dei politici presenti sul funzionamento dei Comitati Consultivi Misti: sulla base dell'esperienza di quello cesenate, essi si rivelano infatti costantemente “poco aperti all'ascolto delle proposte provenienti dal terzo settore (volontariato in primis), al quale invece andrebbe riconosciuto almeno un diritto di parere sui bilanci. Se la partecipazione è un valore- aggiunge Menegatti -è necessario un confronto col terzo settore, non solo coi sindacati. Si tratta di cittadini attivi e informati...”

A favore della fusione è intervenuto per primo Tiziano Alessandrini, secondo il quale la legge d'indirizzo, che dovrebbe essere varata a novembre, costituirà un “caso nazionale”, oltre che una legge “apripista per la regione Emilia-Romagna”. Quattro piccole ausl si trasformeranno infatti in una grande per contrastare le difficoltà finanziarie con meno burocrazia e più servizi per i cittadini. Non solo quindi una risposta alla diminuzione delle risorse, ma un rilancio. “Si fa terrorismo, ma non è in discussione alcun livello di base”. Del resto la legge “non entra nel merito dell'organizzazione della sanità regionale”. Si limita a definire alcuni principi, il primo dei quali prevede che la governance resti sotto la supervisione dei sindaci dei 75 comuni: l'Auslona non è un atto di “neocentralismo regionale”, “gli attori restano i sindaci”; il secondo riconosce al territorio il massimo decentramento per affrontare i nodi locali; infine aumenterà il controllo azionario della Regione sull'ospedale di Meldola (tumori): dal 52% al 70.

Al contrario, Luca Bartolini, si dichiara preoccupato. “Paghiamo una situazione di debolezza politica a causa della divisione tra Forlì e Cesena. Ravenna è più forte perché è unita, anche se da Ravenna si emigra qui per curarsi. Il rischio è che l'Ausl unica diventi in realtà l'Ausl di Ravenna allargata”. E' azzardato affermare che con certezza la governance vedrà i sindaci romagnoli in primo piano, perché “quello che sarà lo diranno i regolamenti istitutivi” successivi alla legge. “Esponenti del Partito Democratico, come il sindaco di Forlì, dicono la stessa cosa”. Già in partenza, a volere l'auslona non sono stati i sindaci romagnoli, ma i Direttori Generali nominati a Bologna, tutti targati politicamente. Del resto, mentre si dice che la fusione è necessaria perché le attuali Ausl romagnole sono piccole, ma si tace però sulla circostanza che l'Ausl di Imola è della stessa misura eppure rimane autonoma. Non la si è toccata solo per opportunismo politico (elezioni). Secondo Bartolini sarebbe stato più equanime procedere alla aggregazione di tutta la sanità regionale in quattro grandi Ausl. Romagna trattata come “figlia di un dio minore”.

Donini ribatte a Bartolini che sono state le quattro conferenze dei sindaci romagnoli che hanno chiesto a gran voce l'auslona. “Sono anni che se ne discute”. Sbagliato mettere sullo stesso piano la situazione sanitaria dell'Emilia e della Romagna: diversamente dall'Emilia nessuna delle Ausl romagnole contiene un'azienda ospedaliera. Inoltre le provincie emiliane hanno ciascuna un'università, quelle romagnole nessuna. L'auslona manterrà gli stessi servizi attuali, magari accentuando il decentramento distrettuale per essere più aderenti alle richieste del territorio. “Si possono prevedere Comitati Consultivi Misti a livello distrettuale”. I risparmi potranno raggiungere nel giro di qualche anno i 30 milioni “se si riesce ad individuare il giusto standard Qualità-Costi”.

Infine Lucchi, ricorda prima di tutto che già sono in atto importanti sinergie di area vasta: il laboratorio di Pievesistina, il 118 unico, Meldola, il Centro trasfusionale. “Possiamo ora permetterci di non cambiare riducendo la burocrazia? Quando in realtà si sta facendo lo stesso in Lombardia, Veneto e Toscana? Cioè nelle regioni la cui sanità è più avanzata?” Falso, inoltre, che si tratti di una decisione calata dall'alto, da Bologna: per quanto riguarda l'Ausl cesenate la “richiesta nasce dai 15 sindaci del nostro territorio con l'astensione di Cesenatico”. E quanto al rischio di un eccesso di accentramento lo si contrasta “garantendo centralità assoluta ai distretti, fornendo più forza al territorio per decidere riguardo ai servizi socio-sanitari in merito ad orari, personale, assegnazione delle risorse. “Dal 1 gennaio '14 non cambierà nulla dal punto di vista dei distretti: decideremo insieme nei territori che cosa fare, il tagli prima di tutto”. Anche in negativo. Per esempio, del piano di rientro di Forlì “deve farsene carico Forlì, perché la sanità di Forlì è costata più di quanto i forlivesi potessero permettersi”.

   

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