DIRITTI IN SALUTE-I servizi socio-sanitari fra qualità delle prestazioni e tutela delle fasce deboli

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Rassegna stampa - Locale

Martedì 11 Giugno 2013 08:05


Il 23 maggio scorso s'è tenuta presso la Casa dei Sammauresi, a San Mauro Pascoli, la conferenza pubblica su Diritti in salute. I servizi socio-sanitari tra qualità delle prestazioni e tutela delle fasce più deboli. Ha aperto gli interventi Luca Menegatti, il presidente del Centro per i diritti del malato di Savignano sul Rubicone, l'associazione promotrice, sottolineando le ragioni dell'iniziativa:

  1.  

    Conoscere i diritti di anziani, dimessi ospedalieri e disabili in relazione ai tagli in corso e previsti nella sanità nazionale. Come peraltro viene affermato anche nel corso della conferenza il governo Monti ha reintrodotto per il 2013 il fondo per la non autosufficienza (275 milioni) dopo che l'ultimo governo Berlusconi ne aveva azzerata l'intera dotazione (400 milioni fino al 2010), ma, oltre all'evidenza che si tratta di stanziamenti inadeguati, e pur riconoscendo che sul fronte dell'Assistenza Domiciliare Anziani è arrivata una boccata d'ossigeno di 380 milioni, per il 2014 gli operatori politici e dirigenziali del sistema socio-sanitario nazionale non sono in grado di fornire risposte rassicuranti. Il discorso vale anche per la Regione Emilia-Romagna, a cui, pur non avendo “problemi di rientri”, sono stati imposti tagli per 260 milioni. Al settore la regione ha tuttavia stanziato fondi propri, ma, da più voci, insufficienti. Anche perché la generale riduzione di risorse si scontra con il primato italiano nel mondo riguardo alla speranza di vita e, per quanto riguarda l'Emilia-Romagna, una percentuale di ultra sessantacinquenni pari al 23% della popolazione e un incremento costante degli ultraottantenni. La situazione sta diventando davvero critica.

  2.  

    Inoltre al Centro per i diritti del malato preme conoscere quali conseguenze per il cittadino comporterà la nascita della Ausl unica, già battezzata auslona, della Romagna.

 

Ha esordito Alessandra Mazzavillani, assistente sociale del Comune di San Mauro, illustrando i vari percorsi socio-assistenziali opzionabili da parte dei dimessi ospedalieri tramite l'Unione dei Comuni del Rubicone. In testa figura l'Assistenza Domiciliare Integrata; segue l'assegno regionale per gli anziani a domicilio (che è un progetto di cura concordato con la collaborazione dell'assistente sociale e previa valutazione da parte della commissione Ausl). Infine, altri servizi sono rappresentati dalla consegna dei pasti a domicilio, dal telesoccorso e dalla tele-assistenza. Tramite il Comune è attivabile anche il trasporto che avviene ad opera di mezzi e personale forniti da associazioni di volontari (per esempio, Auser). A Savignano sul Rubicone info e attivazione di detti servizi presso lo Sportello sociale “Rosa” (tel.: 0541809687), che è direttamente collegato all'assistente sociale e, tramite questi, ai servizi e agli interventi socio-sanitari territoriali; a San Mauro Pascoli invece il referente è Mazzavillani stessa, che, rappresenta la figura di collegamento tra paziente, ente locale e prestazioni socio sanitarie territoriali.

 

Stefano Trebbi, responsabile area anziani Ausl Cesena, è intervenuto sull'Unità di valutazione geriatrica, a cui sono preposti gli interventi per gli anziani non autosufficienti secondo il piano più opportuno, il cui primo criterio guida è rappresentato dal mantenimento dell'anziano il più possibile all'interno del contesto famigliare. “L'inserimento in una struttura per noi è l'extrema ratio”. Come già anticipato da Mazzavillani, la valutazione avviene in cooperazione tra assistente sociale del Comune e commissione Ausl, a cui compete la visita, anche a domicilio. Il tutto sempre in accordo e collaborazione coi congiunti e secondo un criterio di trasparenza, equità e rispetto dei diritti di tutti.

 

Elena Battistini, sindaco di Savignano sul Rubicone e presidente del Distretto socio-sanitario Rubicone-Costa, ha risposto alla seguente domanda di Menegatti: è vero che sono diminuiti i posti nelle strutture protette del distretto? Ebbene, Battistini ha spiegato che precedentemente era operativa una lista d'attesa unica per le case protette dei due distretti Rubicone-Costa e Valle del Savio della Ausl cesenate, e tra le due liste c'era osmosi. Di recente le liste sono state separate, rese indipendenti. Di conseguenza il distretto Rubicone-Costa risulta con posti in eccesso, anche rispetto alle disponibilità economiche. Si sta pertanto procedendo ad una graduale riduzione di posti e, in concomitanza, è in corso di studio la trasformazione in Residenza alberghiera di almeno una delle varie strutture pubbliche e private (per esempio la Casa protetta di S. Angelo), che vanno tutte mantenute. La Residenza alberghiera si distinguerebbe dalla Casa protetta in quanto costituita da miniappartamenti assegnabili solo agli anziani soli. E' una richiesta, questa della Residenza alberghiera, che proviene soprattutto dalla frazione costiera della Ausl cesenate (Cesenatico in particolare). Chi fosse assegnato lì, non dovrebbe passare per la valutazione della Commissione Ausl, non avendone i requisiti clinici; tuttavia, nel caso di un rapido peggioramento, dovrebbe essere consentito a questi pazienti l'ingresso in una casa protetta attraverso “un percorso accelerato”.

 

Gianfranco Miro Gori, sindaco di San Mauto Pascoli, ha affrontato il tema del rapporto tra le associazioni di volontariato e le istituzioni socio-sanitarie, tra pubblica amministrazione socio-sanitaria e società civile, contestando in particolare la politica dei tagli lineari e della spending review, e l'idea che il volontariato possa sopperire alla conseguente riduzione dei servizi. “C'è la necessità di valorizzare il rapporto col volontariato, ma non si può far reggere il sistema dai volontari. Il perno deve essere rappresentato dal pubblico, poi ben venga la sussidiarietà”. D'altra parte, però, i tagli stanno conducendo i Comuni a non essere più in grado di rispondere alle domande loro rivolte.

 

Roberto Brancato, segretario regionale Fnp Cisl Romagna, rincara la dose sull'idea che il volontariato debba integrare non sostituire il welfare statale e regionale, affermando che “noi (Italia) siamo quelli che spendono meno” per rispondere alla domanda di servizi socio-sanitari per gli anziani, che è crescente. Del resto non abbiamo ancora, nel nostro paese, una legge sulla non autosufficienza. “Bisogna definire i livelli essenziali di assistenza per gli anziani”. I soldi regionali e nazionali non bastano. La creazione della “auslona” dovrebbe migliorare la qualità del servizio per quanto riguarda le eccellenze, ma c'è da risolvere il problema della lungodegenza e della geriatria. “Ci vogliono gli ospedali di prossimità. Inoltre i distretti vanno rafforzati, magari ridisegnandoli, fondendo per esempio Savignano e Santarcangelo, Cesenatico e Cervia”.

 

Angela Benedetti, Assessore alla sanità e ai servizi sociali di San Mauro Pascoli, ha, prima di tutto, sottolineato come il “territorio ricco di volontariato riempie il vuoto” prodotto dalle enormi difficoltà in cui è sottoposto il welfare socio-sanitario nazionale, ma poi nella sostanza concorda con Gori e Brancato, aggiungendo che “in questi quattro anni mi sono trovata a tirare sempre più la coperta. Tanto che adesso potrei addirittura dire che la coperta non c'è più. Non possiamo fare tutto. Ultimamente facciamo davvero fatica. Il volontariato è fondamentale, ma la macchina va a benzina. Certo, poi ci si salva soprattutto grazie alla collaborazione fra tutti, producendo risultati ancora sorprendenti. Per esempio, è vero che l'ospedale di Savignano è stato tolto, ma l'hospice del Santa Colomba è un servizio davvero unico. La risposta potrebbe essere che dobbiamo valorizzare al massimo ciò che abbiamo” in una situazione che si configura come difficilissima, ma “ci vogliono” conclude Benedetti “operazioni intelligenti”, e tra queste sicuramente si colloca la prevenzione all'interno della quale il volontariato svolge un ruolo cruciale. La prevenzione la attivi infatti prima di tutto combattendo la solitudine e l'isolamento, missioni a cui specificamente è preposto l'associazionismo. L'altra “operazione” è invece rappresentata dal ruolo del territorio. “E' necessario che la futura ausl unica non diventi come Hera, ma produca davvero effetti positivi non solo rappresentati dai risparmi prodotti dalla logistica comune e dai bandi di concorso comuni, ma anche perché sposta la sua azione sui servizi di prossimità, cioè su quei servizi rivolti all'autosufficienza, alle case della salute, ai posti letto distrettuali, alle reti cliniche tra specialisti e clinici di prossimità, ai posti letto gestiti a livello infermieristico, alla programmazione distrettuale, insomma alle cure primarie”. L'auslona deve rispondere prima di tutto ad una domanda: “che cosa ci guadagneranno i cittadini?

Giovanni Semprini, presidente del consiglio comunale di Savignano e rappresentante al dibattito del Centro sociale Casadei ha aggiunto che le associazioni combattono effettivamente la solitudine, come sostenuto dall'assessore, ma è anche vero, a proprosito della propria, il cui target è l'anziano, che è troppo poco l'impegno a favore della cultura e questo a causa del fatto che l'età media è intorno i 75 anni. “Non ci arrivano 60enni, di conseguenza non riusciamo a spostarci dalle solite cose. Abbiamo bisogno di gente più giovane. Se no il volontariato finisce. Diventa solo un momento aggregativo finalizzato ad organizzare mangiate...”

 

No allo svuotamento del Santa Colomba!

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Mercoledì 15 Maggio 2013 07:05

 D'accordo sull'unificazione delle Ausl della Romagna e sui vantaggi da essa auspicati, però è necessario che questa Ausl unificata non diventi un contenitore vuoto. Non bisogna dimenticarsi del territorio. Certo, è giusto che ci si sposti per recarsi all'ospedale specializzato in una certa cura, perché la giusta direzione è quella di concentrare le risorse e differenziare al massimo le strutture, mentre sul territorio anziani, disabili e lungo degenti possono benissimo trovare adeguate risposte alle loro esigenze anche a Savignano, al Santa Colomba. Poi però succede che per esigenze di carattere economico scatta la tentazione di ridurre i servizi decentrati e allora che cosa vediamo? Vediamo che, per restare a Savignano, per il servizio di radiologia ci sono solo i tecnici, non il radiologo. Addirittura sul sito Ausl di Cesena si dice che il servizio è solo a Bagno di Romagna, a Cesena al Bufalini e in via Cavour, e a Mercato Saraceno. Quello di Savignano (19 mila accessi annui) non viene nemmeno segnalato. Un'altra questione riguarda i posti convenzionati in strutture protette per anziani: sono stati ridotti. Questo significa che s'allungano i tempi d'attesa. Certo, le risorse diminuiscono ed è necessaria una risposta, anche organizzativa. Non però a discapito della qualità”.

Con queste critiche Luca Menegatti, presidente del Centro per i diritti del malato Natale Bolognesi di Savignano sul Rubicone, ha esordito nel proprio intervento tenuto all'Assemblea Elettiva della Confederazione Nazionale Artigiani Forlì-Cesena svoltasi martedì 7 maggio presso la Sala Allende in Corso Vendemini a Savignano per dibattere sul tema dei Servizi sanitari di base: prospettive per il territorio. Al tavolo, oltre a Menegatti e dirigenti di Cna Forlì-Cesena, il sindaco di Savignano e presidente del distretto socio-sanitario Rubicone-Costa Elena Battistini, il direttore generale Ausl Cesena Franco Falcini, il medico di famiglia e sindaco di Gambettola Iader Garavina.

Ed ancora meno rosea è stata la conclusione dell'intervento di Menegatti, il quale ha citato una ricerca dell’Osservatorio Ict in sanità della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui “applicare nel verso giusto la tecnologia” consentirebbe alla sanità italiana “un risparmio annuo di circa 15 miliardi”. Invece la spesa in Information & Communication Technology nel 2012 nel nostro paese è stata del 5% inferiore rispetto al 2011 “generando appena 21 euro per abitante, la metà rispetto a Francia e Gran Bretagna”. L’impatto sulla qualità di questo deficit di investimento in innovazione digitale “è preoccupante”, secondo la ricerca. “In soli tre anni, infatti, il nostro sistema sanitario è scivolato dal 15° al 21° posto per qualità, tra i 34 censiti dall’Euro Health Consumer Index 2012. Siamo più indietro rispetto a Francia, Regno Unito e Olanda”, ma anche “a Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia”. In particolare l’Italia è ben posizionata nella graduatoria rispetto ad indicatori quali risultati clinici e informazione ai pazienti, “ma ottiene basse valutazioni in prevenzione, gamma e accessibilità dei servizi (26), accesso ai farmaci (22) e tempi di attesa (22)”.

Prima di Menegatti ha preso la parola il dottor Falcini, Ausl Cesena, che ha illustrato le strategie perseguite dalla Regione Emilia-Romagna per fronteggiare gli effetti dei tagli di spesa attuati dai governi Berlusconi e Monti ammontanti a 3 miliardi più altri due e mezzo a partire dal 2014 da coprire con ticket. Si profila, ha dichiarato Falcini, uno “stravolgimento del sistema, che rischia di non essere più universale”. La sanità italiana sta diventando privatizzata in forma strisciante? La domanda è nostra; Lancini s'è limitato ad illustrare per quali strategie la Regione Emilia-Romagna contrasta gli effetti negativi delle minori risorse pubbliche: riducendo e riorganizzando, ma non tagliando i servizi, bloccando le assunzioni, ma anche introducendo maggior rigore nella richiesta di esami da parte dei medici di famiglia e risparmiando sui farmaci. E, ultimo, ma non meno importante, accorpando e concentrando le Ausl della Romagna, che di quattro diventeranno una sola e grande, che potrà “rispondere meglio “ ai cambiamenti sopracitati. Si spera che “entro fine mese” sia presentata la “proposta di legge”, la quale “diventi legge prima dell'estate”.

Ma, oltre a questi interventi, secondo Lancini, grande fiducia nel mantenimento degli alti standard qualitativi emiliano-romagnoli va affidata alle attivazione delle Case della salute. La quali devono diventare quel “riferimento preciso ai cittadini” indispensabile in conseguenza della metamorfosi degli ospedali in strutture sempre più specialistiche. Non possiamo più permetterci” osserva Lancini “ospedali tutti uguali. Al contrario bisogna concentrare le pratiche specialistiche in alcuni. Come Ausl unica la Romagna potrà, appunto, rispondere meglio a questo processo. Conviene che il Bufalini sia diverso dall'ospedale di Forlì, Rimini e Ravenna e tutti si distinguano per livelli di qualità e sicurezza superiori. Al tempo stesso però bisogna far cambiare mentalità ad operatori e pazienti se no le Case della salute non decollano”.

Le "Case della salute", recita Saluter, il portale del servizio sanitario regionale dell'Emilia Romagna, “sono strutture sanitarie e socio-sanitarie dei Nuclei di cure primarie, pensate per essere luoghi di riferimento per i cittadini, dove i servizi di assistenza primaria si integrano con quelli specialistici, ospedalieri, della sanità pubblica, della salute mentale e con i servizi sociali. Un luogo di accesso unico, diffuso in modo omogeneo in tutta la regione, dove si sviluppi un maggiore coordinamento tra gli operatori sanitari e una più efficace integrazione dei servizi”. Sono 111 in tutta la regione, la Case della Salute. 26 solo in provincia di Parma. 20 in Romagna.

   

Delegazione dei volontari savignanesi a Cento

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Giovedì 01 Novembre 2012 19:18

Delle 12 chiese di Cento (34 mila abitanti a 31 km da Ferrara) “nessuna dice messa”, commenta l'amico Giuliano Guerrini del Centro per i Diritti del Malato della cittadina ferrarese, mentre guida una delegazione di otto rappresentanti delle associazioni delle terre del Rubicone in visita alla città e ai danni procurati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, e per partecipare alla festa organizzata dall’Amministrazione Comunale centese (denominata DIAMOCI LA MANO) per ringraziare tutti i volontari e i cooperanti che in questi mesi sono soccorsi e hanno forniti aiuti di qualsiasi genere. La delegazione del "Comitato Spontaneo Associazioni Savignanesi per i Terremotati" era così composta:

1)      Luigi Marcantoni (Presidente Pubblica Assistenza del Rubicone)

2)      Gabriella Guidi (Consigliere Pubblica Assistenza del Rubicone)

3)      Arnaldo Bossari (Consigliere A.V.I.S. di Savignano sul Rubicone)

4)      Ferruccio Cappelli (Consigliere A.V.I.S. di Savignano sul Rubicone)

5)      Giulio Spinelli (Consigliere A.V.I.S. di Savignano sul Rubicone)

6)      Giuseppe Fabbri (Consigliere Centro per i Diritti del Malato "Natale Bolognesi" di Savignano sul Rubicone)

7)      Mauro Frisoni (Presidente Associazione Astronomica del Rubicone)

8)      Sergio Stacchini (Consigliere A.I.D.O. di Savignano sul Rubicone)

Tutte puntellate, imbracate nei tiranti e senza la punta del campanile, le chiese. E alle scuole non è andata meglio: di trenta che erano tra Cento e frazioni hanno retto solo una su otto; le altre richiedono riparazioni, mentre sei vanno ricostruite.

A Mirandola, nel modenese, è andata peggio: 37 morti. A Cento solo uno. “A Crevalcore, il centro storico sembra bombardato” dice Guerrini. A Cento i due sisma sono stati più clementi, e in effetti, qui, l'uno-due inferto alla cittadina non ha messo completamente al tappeto il centro storico, e fuori da questo, attraversando la fascia commercial-industriale che conduce a Corporeno, dove è stata realizzata la scuola fabbricata e allestita in neanche tre mesi, con anche i soldi dei donatori del Rubicone e già ospitante 600 studenti elementari e medi rimasti senza aule, neanche immagineresti certi disastri. Quando però entri nel cuore della città, vedi ovunque transenne, puntellamenti, crepe. Qui molte case risalgano ad oltre 400 anni fa. Cento è una piccola città d'arte.

I danni s'aggirano sui 250 milioni, ma si ipotizza, alla fine, il doppio. Un sacco di edifici, spiega Guerrini, in apparenza stanno indenni; in realtà, dentro, i tetti sono implosi oppure talvolta, come nelle scuole, i piani sono crollati. A Finale Emilia la Rocca con l'orologio è “andata giù”, qui no, i muri spessi della Rocca centese (quella ferrarese in miniatura) hanno tenuto, ma non le travi di legno. I campanili ancora s'ergono, ma con la punta mozzata. La tendopoli presso il Palazzetto dello Sport è sgombrata, ma dei 3000 evacuati ancora mille non hanno casa. L'ospedale è rimasto agibile, ma i cornicioni sono tutti pericolanti. Già il 40-50% dei danni è stato rimediato, quand'era possibile, con immediate riparazioni, iniezioni di resina, carbonio e tiranti, ma restano chiusi il Comune, la Pinacoteca, la Biblioteca, la sede del C.U.P. . Gli edifici a rischio e sloggiati sono ovunque, anche condomini, e si prevede l'abbattimento di un centinaio di case. Interi tratti di vie rimangono off limits e perfino la Cassa di Risparmio di Cento è chiusa.

Per i gioielli architettonici della cittadina, una minuscola Bologna coi suoi portici, quali la Chiesa del Rosario, che è la chiesa di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, eretta nel 1630 a sconto della peste manzoniana e meta di scolaresche e turisti, la prognosi resta riservata. Sedici ispezioni, riferisce il signor Pirani ovvero Geppetto ovvero il custode del Rosario, non hanno sciolto il riserbo sulla cura, mentre sulla quadreria la querelle è aperta: chi assicura che sta a Sassuolo, chi in un caveau di una non meglio precisata banca bolognese. Comunque non a Cento.

Che intanto però, sabato 27 ottobre, ha organizzato una grande kermesse al Palazzetto dello Sport per ringraziare i 2500 volontari e benefattori che l'hanno aiutata a resistere e risorgere. Una cerimonia lunghina: il sindaco Piero Lodi, che nell'emergenza terremoto ha battezzato il suo Copia riproduzione monumentosecondo anno da primo cittadino, era senza voce alla fine delle tre ore di ricordi, ringraziamenti e consegne della riproduzione del monumento commemorativo del sisma e del dopo sisma dello scultore Adelfo Galli, una delle quali è stata consegnata a Luigi Marcantoni, come rappresentante delle Associazioni Savignanesi.
Ma forse, oltre che inevitabile, la defaillance è simbolica. Come dire: passiamo ai fatti. Uno dei quali è appunto l'edificio del Polo scolastico di Corporeno (la frazione centese di duemila anime situata a circa quattro chilometri dal capoluogo) finanziato da un pool di imprese e banche e concesso in temporaneo affitto al Comune. Per quanto niente di speciale esteticamente, e oggetto di critiche per la sua dislocazione piuttosto “fuori”, l'edificio rispetta tutti i crismi ecologici e antisismici. Nella mattinata del 28 è stato inaugurato alla presenza del Presidente emiliano-romagnolo Vasco Errani.

   

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